Franchigia 2000€ Crypto Abolita: Cosa Cambia dal 2025
La franchigia dei 2.000 euro sulle plusvalenze crypto è stata abolita dal 2025. Dal 2026 l'aliquota sale al 33%. Scopri chi è colpito, come compensare le minusvalenze e quali sanzioni rischiano i ritardatari. Con calcolatore gratuito.
Franchigia 2000€ crypto abolita: cosa significa
Fino al 31 dicembre 2024, chi guadagnava meno di 2.000 euro all'anno dalle criptovalute non doveva pagare tasse su quel guadagno. Era la cosiddetta franchigia dei 2.000 euro, una soglia di esenzione introdotta con la Legge 197/2022 che tutelava i piccoli investitori. Dal 1° gennaio 2025 questa franchigia è stata definitivamente abolita, e oggi ogni euro di plusvalenza crypto è tassato, anche il primo.
L'abolizione, disposta dalla Legge di Bilancio 2025 e confermata dalla Legge di Bilancio 2026, rappresenta uno dei cambiamenti fiscali più impattanti per i piccoli investitori italiani in criptovalute. Molti utenti che in passato non dovevano dichiarare nulla perché sotto soglia, oggi si trovano obbligati a compilare il Quadro RT della dichiarazione dei redditi anche per guadagni minimi.
In questa guida spieghiamo nel dettaglio cosa cambia con l'abolizione della franchigia dei 2.000 euro, chi è obbligato a dichiarare, come compensare le perdite e quali sono le sanzioni per chi non si adegua.
In sintesi
La franchigia di 2.000€ è abolita dal 1° gennaio 2025. Dal 2026 l'aliquota sulle plusvalenze crypto è al 33%. Anche un guadagno di 10 euro va dichiarato. L'unico strumento per ridurre il carico fiscale è la compensazione delle minusvalenze.
Dal 2025 si paga dal primo euro: l'aliquota al 33%
L'abolizione della franchigia ha combinato due effetti che incidono direttamente sul portafoglio degli investitori. Il primo è l'eliminazione della soglia di esenzione: dal 2025 non esiste più un importo "protetto" sotto il quale non si pagano tasse. Il secondo è l'innalzamento dell'aliquota, che dal 1° gennaio 2026 passa dal 26% al 33% per effetto dell'art. 1, comma 24 della Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2026).
Facciamo un esempio numerico per capire l'impatto reale. Immagina di aver realizzato 1.500 euro di plusvalenza crypto nel 2026.
Confronto regimi fiscali su 1.500€ di plusvalenza
Il salto è netto: da zero tasse a quasi 500 euro per una plusvalenza che prima era completamente esente. È fondamentale quindi tenere traccia di tutte le operazioni, anche le più piccole, perché ogni conversione che genera un profitto è oggi un evento fiscale.
Puoi calcolare in automatico l'imposta dovuta sulle tue plusvalenze con il nostro calcolatore tasse crypto, che applica l'aliquota aggiornata al 33%.
Chi è colpito dall'abolizione della franchigia
L'abolizione della franchigia colpisce in particolare tre categorie di investitori che in passato rientravano nella soglia di esenzione.
La prima sono i piccoli investitori occasionali, chi compra piccole somme di Bitcoin o Ethereum e realizza guadagni modesti. Fino al 2024 potevano non dichiarare nulla se sotto i 2.000 euro; oggi ogni plusvalenza, anche di 50 euro, va dichiarata nel Quadro RT.
La seconda sono gli utenti di app come Revolut o Cash App, che offrono accesso semplificato alle criptovalute. Molti utenti non sapevano nemmeno di dovere dichiarare questi guadagni, e con l'abolizione della franchigia il rischio di sanzioni si è materializzato anche per transazioni di importo ridotto.
La terza categoria sono i lavoratori che ricevono pagamenti in criptovaluta. Anche qui, ogni conversione in euro che genera una plusvalenza è oggi un evento fiscale tassabile, senza più la rete di sicurezza della franchigia.
L'aspetto critico è che l'Agenzia delle Entrate, tramite la direttiva DAC8 (operativa dal 2026), avrà accesso automatico ai dati degli exchange: le piattaforme dovranno comunicare i dati dei conti dei clienti, rendendo praticamente impossibile nascondere anche piccoli guadagni.
Come compensare con le minusvalenze
Con la franchigia abolita, l'unico strumento legale a disposizione per ridurre il carico fiscale è la compensazione delle minusvalenze. Se in un anno hai realizzato sia plusvalenze che perdite sulle criptovalute, puoi compensarle: le perdite riducono la base imponibile su cui pagare le tasse.
Ecco come funziona con un esempio pratico. Immagina che nel 2026 tu abbia:
Esempio di compensazione minusvalenze
Le minusvalenze non utilizzate in un anno possono essere riportate nei 4 anni successivi per compensare plusvalenze future. Questo significa che una perdita realizzata oggi ti tutela fiscalmente fino a quattro anni dopo.
È importante registrare ogni operazione (sia le plusvalenze che le minusvalenze) con data, importo, cambio e exchange utilizzato. Per il calcolo automatico della compensazione, puoi usare il nostro calcolatore profitto crypto o l'approfondimento sulle minusvalenze crypto.
Quadro RT: dove dichiarare le plusvalenze nel 2026
Con l'abolizione della franchigia, il Quadro RT del Modello Redditi diventa il quadro centrale per la dichiarazione delle plusvalenze crypto. È qui che vanno indicate le plusvalenze realizzate, le minusvalenze da compensare e l'imposta sostitutiva dovuta.
Ecco i passaggi chiave per la compilazione:
- Sezione I del Quadro RT:indica le plusvalenze realizzate nell'anno, distinguendo quelle derivanti da cripto-attività (codice specifico per le crypto).
- Compensazione orizzontale: le minusvalenze crypto possono essere compensate con plusvalenze della stessa natura (azioni, valute estere) fino a concorrenza.
- Riporto delle perdite: le minusvalenze non compensate vanno indicate per il riporto nei 4 anni successivi.
- Aliquota da applicare: 33% per le plusvalenze crypto, 26% per le stablecoin e-money token in euro conformi a MiCAR (come EURC).
Per le plusvalenze realizzate tramite intermediari residenti (exchange italiani con regime amministrato), è l'intermediario stesso a operare la ritenuta, ma il contribuente deve comunque verificare la correttezza. Per approfondire la compilazione dei quadri fiscali, vedi la nostra guida al Quadro RW per le crypto.
Sanzioni
La mancata dichiarazione delle plusvalenze crypto comporta sanzioni dal 90% al 180% dell'imposta evasa. Con il ravvedimento operoso (regolarizzazione spontanea prima della notifica dell'accertamento) le sanzioni si riducono significativamente.
Cosa cambia per chi aveva meno di 2.000€ di guadagno
La categoria più colpita dall'abolizione della franchigia è quella degli investitori con plusvalenze tra 0 e 2.000 euro. Per loro il cambiamento è radicale: da zero adempimenti a obbligo di dichiarazione completo.
Fino al 2024, una plusvalenza di 800 euro sulle criptovalute non doveva essere dichiarata (era sotto la franchigia). Dal 2025, la stessa plusvalenza di 800 euro va dichiarata nel Quadro RT e tassata al 26% (208 euro nel 2025, 264 euro dal 2026 con l'aliquota al 33%).
Il consiglio pratico è di tenere un registro aggiornato di tutte le operazioni durante l'anno, anche le più piccole. Strumenti come i report fiscali forniti dagli exchange (Binance, Kraken, Coinbase) sono utili, ma vanno verificati perché spesso non considerano tutte le conversioni cripto-cripto come eventi impositivi.
Se non hai mai dichiarato plusvalenze sotto i 2.000 euro negli anni passati, non ci sono problemi fintanto che eri effettivamente sotto franchigia. Ma dal 2025 in poi, l'omessa dichiarazione comporta sanzioni che crescono col tempo.
Domande Frequenti
La franchigia di 2.000 euro sulle crypto è stata abolita dal 2025 o dal 2026?
La franchigia è stata abolita dal 1° gennaio 2025. Dal 2025 ogni euro di plusvalenza crypto è tassato. Dal 2026, inoltre, l'aliquota passa dal 26% al 33%.
Devo dichiarare una plusvalenza crypto di 100 euro?
Sì. Con la franchigia abolita, anche una plusvalenza di 100 euro va dichiarata nel Quadro RT della dichiarazione dei redditi e tassata al 33% (33 euro di imposta dal 2026).
Cosa succede se non dichiaro le plusvalenze crypto sotto i 2.000 euro?
Le sanzioni per omessa dichiarazione vanno dal 90% al 180% dell'imposta evasa. Con il ravvedimento operoso puoi regolarizzare spontaneamente riducendo le sanzioni, ma l'obbligo c'è.
Posso ancora compensare le minusvalenze crypto?
Sì. La compensazione delle minusvalenze è l'unico strumento legale per ridurre il carico fiscale dopo l'abolizione della franchigia. Le perdite si compensano con le plusvalenze dello stesso anno e si possono riportare per 4 anni.
L'aliquota sulle plusvalenze crypto è al 26% o al 33%?
Per i redditi 2025 (dichiarati nel 2026) l'aliquota è al 26%. Dal 2026 l'aliquota è al 33%, con eccezione delle stablecoin e-money token in euro conformi a MiCAR (EURC) che restano al 26%.
Gli exchange comunicano i miei dati all'Agenzia delle Entrate?
Sì. Con la direttiva DAC8 (operativa dal 2026), gli exchange sono obbligati a comunicare automaticamente i dati dei conti dei clienti all'amministrazione finanziaria. Nascondere i guadagni diventa praticamente impossibile.
Riferimenti normativi
Legge 197/2022 (franchigia originaria); Legge di Bilancio 2025 (abolizione franchigia); Legge 207/2024 art. 1 comma 24 (aliquota 33%); Regolamento MiCAR (UE) 2023/1114; Direttiva DAC8.
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