Staking Crypto e Quadro RM: Come Dichiarare le Ricompense al 33%
Fai staking su Ethereum, Solana o Cardano e non sai come dichiarare le ricompense? Lo staking genera reddito tassabile che va nel Quadro RM del Modello Redditi, e dal 2026 l'aliquota è passata al 33%. In questa guida trovi la classificazione fiscale corretta, la compilazione passo-passo del Quadro RM e gli esempi numerici per non sbagliare una riga.
Cos'è lo Staking e perché crea reddito tassabile
Lo staking è il processo di bloccare le tue criptovalute per contribuire alla sicurezza e al funzionamento di una blockchain basata sul protocollo Proof of Stake (PoS). In cambio, ricevi ricompense periodiche, proprio come se fossero interessi su un deposito. Ethereum, Solana, Cardano, Polkadot e Cosmos sono le blockchain PoS più popolari per lo staking.
Dal punto di vista fiscale italiano, le ricompense di staking non sono un regalo: sono reddito . E come ogni reddito, vanno dichiarate e tassate. L'Agenzia delle Entrate, con l'interpello n. 433 del 2022, ha chiarito che i premi derivanti dallo staking di criptovalute costituiscono redditi di capitale (o redditi diversi a seconda della qualificazione), soggetti ad imposta sostitutiva.
La regola è semplice: se ricevi crypto come ricompensa per aver messo in staking i tuoi token, quel flusso di crypto ha un valore in euro al momento dell'accredito, e quel valore è reddito tassabile. Non importa se tieni le ricompense o le vendi subito: il momento fiscale è l'accredito, non la vendita. Per approfondire le basi della tassazione crypto, consulta la nostra guida alle tasse crypto in Italia.
Calcola le tasse sul tuo staking
Inserisci le tue ricompense di staking e calcola l'imposta sostitutiva del 33% in pochi secondi, con calcolo automatico di compensazione e aliquota corretta.
Apri il Calcolatore Tasse →Classificazione fiscale: redditi diversi di capitale
Le ricompense di staking sono classificate come redditi diversi di natura finanziaria ai sensi dell'art. 67, comma 1, lett. c-sexies) del TUIR. Questa è la stessa categoria in cui ricadono le plusvalenze crypto, ma con una differenza fondamentale: la plusvalenza nasce quando vendi a un prezzo superiore a quello di acquisto, mentre la ricompensa di staking nasce nel momento in cui ti viene accreditata.
Tabella: come si tassano le operazioni crypto
| Operazione | Qualificazione | Quadro | Aliquota 2026 |
|---|---|---|---|
| Vendita crypto in utile | Plusvalenza | RM | 33% |
| Ricompense di staking | Reddito diverso | RM | 33% |
| Interesi da lending crypto | Reddito di capitale | RM | 26% |
| Airdrop ricevuti | Reddito diverso | RM | 33% |
| Mining (attività professionale) | Reddito d'impresa/lavoro | Variabile | IRPEF |
Nota: il lending (prestito di crypto tramite piattaforme centralizzate) è classificato come reddito di capitale e resta al 26%. Lo staking, invece, è reddito diverso e dal 2026 segue l'aliquota crypto del 33%.
La distinzione tra staking (33%) e lending (26%) è sottile ma importante. Nello staking, contribuisci direttamente al funzionamento della rete blockchain. Nel lending, presti le tue crypto a terzi tramite una piattaforma centralizzata. L'Agenzia delle Entrate tratta le due cose in modo diverso: lo staking segue il regime crypto (33%), il lending segue il regime delle attività finanziarie tradizionali (26%).
L'aliquota del 33% dal 2026 (Legge 207/2024)
Fino al 2025, le ricompense di staking erano tassate al 26%, come tutte le attività finanziarie. La Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025) ha innalzato l'aliquota sulle plusvalenze e sui redditi crypto al 33% a partire dal 1° gennaio 2026. Questo significa che tutte le ricompense di staking accreditate dal 2026 in poi sono tassate al 33%, anche se lo staking è stato avviato nel 2024 o 2025.
Il momento fiscale rilevante è quello dell'accredito della ricompensa, non quello dell'avvio dello staking. Se hai iniziato a fare staking su Ethereum a ottobre 2025 ma le ricompense ti sono state accreditate anche nel 2026, quelle del 2026 sono al 33%, quelle del 2025 erano al 26%.
⚠️ Attenzione: molti siti non sono ancora aggiornati
Molti articoli online parlano ancora di aliquota al 26% per lo staking. Questo è superato dalla Legge 207/2024. Dal 2026 l'aliquota corretta sulle ricompense di staking è del 33%, come su tutte le redditività crypto. Se un commercialista o un tool fiscale ti dice 26%, segnalagli la Legge 207/2024.
Per verificare i dettagli normativi, puoi consultare direttamente il testo della Legge 207/2024 su Normattiva o la guida ufficiale dell'Agenzia delle Entrate.
Compilazione del Quadro RM passo-passo
Il Quadro RM è il modulo del Modello Redditi PF dove si calcola e versa l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sui redditi diversi crypto, inclusi le ricompense di staking. Ecco la compilazione passo-passo.
Quadro RM — Sezione dedicata alle crypto
- Identificazione attività: Utilizza il codice 14 (cripto-attività) nel rigo dedicato. Questo codice identifica la natura dell'operazione come reddito derivante da criptovalute.
- Ricompense di staking: Nel rigo RM1, indica l'ammontare complessivo delle ricompense ricevute nell'anno, valorizzate in euro al cambio del giorno di accredito. Somma tutte le ricompense di tutte le blockchain su cui hai fatto staking.
- Plusvalenze dell'anno: Se durante l'anno hai anche venduto crypto (incluse le ricompense accumulate) realizzando un profitto, indica la plusvalenza netta nello stesso quadro. Prima compensa eventuali minusvalenze.
- Calcolo imposta: Applica il 33% sul totale dei redditi dichiarati (ricompense staking + plusvalenze nette). Il risultato è l'imposta sostitutiva dovuta.
- Versamento: L'imposta si versa con modello F24, utilizzando il codice tributo specifico per le imposte sostitutive sui redditi diversi da cripto-attività. La scadenza è quella del saldo delle imposte (generalmente 30 giugno, con possibilità di dilazione fino a novembre con maggiorale).
Ricorda: il Quadro RW va compilato in ogni caso se detieni crypto su exchange esteri o wallet non residenti con valore superiore a 15.000€ nel corso dell'anno. Il RW serve per il monitoraggio fiscale (Quadro RW) e per il pagamento dell'IVAFE (Quadro RM sezione IVAFE). Per la guida completa al Quadro RW, consulta il nostro articolo dedicato al Quadro RW.
Traccia automaticamente le ricompense di staking
Collega i tuoi wallet e exchange a Koinly: calcola automaticamente il valore in euro di ogni ricompensa, genera il report per il Quadro RM e applica l'aliquota 33% corretta. Niente fogli Excel manuali.
Link di affiliazione: sosteniamo il sito senza costi per te.
Staking rewards vs plusvalenze: doppia tassazione?
Qui c'è il punto che confonde più investitori: le ricompense di staking vengono tassate due volte? La risposta è no, ma serve attenzione. Vediamo perché.
Quando ricevi una ricompensa di staking (es. 0,1 ETH), questa viene tassata come reddito al 33% sul valore in euro al momento dell'accredito. Se ETH vale 2.000€, dichiari 200€ di reddito e paghi 66€ di imposta. Fin qui è chiaro.
Il punto è: qual è il costo di acquisto di quelle 0,1 ETH per il calcolo della futura plusvalenza? La risposta corretta è: il valore in euro al momento dell'accredito, cioè 200€. Quindi se in futuro vendi quelle 0,1 ETH a 2.500€ (quindi ricavi 250€), la plusvalenza è 250 − 200 = 50€, non 250€. Su questi 50€ paghi il 33%, cioè 16,50€.
=== Esempio: staking ETH su 12 mesi ===
Ricompense ricevute: 1,2 ETH totali
Valore medio accredito: 2.000€/ETH
Reddito dichiarato: 1,2 × 2.000 = 2.400€
Imposta sul reddito staking: 2.400 × 33% = 792€
Costo base delle 1,2 ETH: 2.400€ (valore accredito)
Vendita a fine anno: 1,2 × 2.500 = 3.000€
Plusvalenza: 3.000 − 2.400 = 600€
Imposta sulla plusvalenza: 600 × 33% = 198€
Totale tasse: 792 + 198 = 990€
Non c'è doppia tassazione: la prima volta tassi il reddito (il fatto di aver ricevuto crypto gratis), la seconda tassi l'apprezzamento (il fatto che quelle crypto sono aumentate di valore). Ma il costo base delle ricompense è il valore al momento dell'accredito, non zero. Questo è il passaggio che molti sbagliano: dichiarano le ricompense come reddito ma poi, quando le vendono, calcolano la plusvalenza sull'intero ricavo, pagando troppe tasse.
Esempi pratici con numeri reali
Esempio 1 — Staking ETH su exchange (Lido)
Marco fa staking di 10 ETH tramite Lido (protocollo liquid staking) per tutto il 2026. APY medio: 4%. Riceve 0,4 ETH di ricompense nell'anno, accreditate gradualmente.
Ricompense: 0,4 ETH in 12 mesi
Valore medio ETH nel 2026: 2.500€
Reddito staking: 0,4 × 2.500 = 1.000€
Imposta (33%): 330€
Versamento: F24 con codice tributo redditi diversi crypto
Marco dichiara 1.000€ nel Quadro RM e versa 330€. Il costo base delle 0,4 ETH diventa 1.000€: se le vende in futuro a 3.000€/ETH (1.200€ totali), la plusvalenza sarà 200€ e non 1.200€.
Esempio 2 — Staking SOL su wallet personale
Giulia delega 500 SOL a un validatore direttamente dal suo wallet Phantom. APY medio: 7%. Riceve 35 SOL di ricompense nell'anno.
Ricompense: 35 SOL in 12 mesi
Valore medio SOL nel 2026: 150€
Reddito staking: 35 × 150 = 5.250€
Imposta (33%): 1.732,50€
Quadro RW: sì (wallet non residente, valore > 15.000€)
Giulia deve compilare anche il Quadro RW perché detiene SOL su un wallet personale (non su exchange italiano) con valore superiore a 15.000€ (500 SOL × 150€ = 75.000€). Oltre all'imposta sostitutiva del 33% sulle ricompense, paga l'IVAFE dello 0,2% sul valore delle crypto al 31 dicembre.
Esempio 3 — Staking su exchange italiano (caso semplice)
Luca attiva lo staking di 1.000 USDC su un exchange italiano registrato OAM. APY: 5%. Riceve 50 USDC di ricompense nell'anno (50 USDC = 50€, essendo una stablecoin ancorata al dollaro).
Ricompense: 50 USDC = ~50€
Reddito staking: 50€
Imposta (33%): 16,50€
Quadro RW: dipende dal valore totale crypto detenute
Anche su importi piccoli l'obbligo dichiarativo sussiste. Le USDC (a differenza di EURC) sono tassate al 33% perché non sono e-money token in euro conformi MiCAR. Per i dettagli sulla tassazione delle stablecoin, consulta la nostra guida sulla tassazione stablecoin in Italia.
Liquid staking e DeFi: casi complessi
Il liquid staking (es. Lido per ETH, Jito per SOL, stEUR per altre chain) aggiunge un livello di complessità fiscale. Quando fai liquid staking, ricevi un token rappresentativo della tua posizione (es. stETH da Lido) che aumenta di valore nel tempo man mano che le ricompense si accumulano. Il valore di 1 stETH cresce gradualmente rispetto a 1 ETH.
Il trattamento fiscale del liquid staking non è ancora stato oggetto di pronunce ufficiali dell'Agenzia delle Entrate. L'interpretazione più diffusa tra i professionisti fiscali è che il reddito si realizzi quando converti il token di liquid staking (stETH) di nuovo in ETH, oppure quando vendi il token stETH su un exchange. In quel momento, la differenza tra il valore ricevuto e il costo iniziale costituisce il reddito tassabile al 33%.
Per il DeFi staking in generale (farming, yield farming, LP tokens), la situazione è ancora più complessa perché ogni protocollo ha meccanismi diversi. Il consiglio pratico: usa un tool di tracking come CoinTracking che importa automaticamente tutte le transazioni DeFi e le valorizza in euro al cambio corretto. Per attività DeFi complesse, consulta un commercialista specializzato in criptovalute.
Errori comuni e sanzioni
1. Non dichiarare le ricompense perché "piccole"
Anche 50€ di ricompense sono reddito tassabile. La sanzione per omessa dichiarazione va dal 120% al 240% dell'imposta dovuta, con un minimo di 200€. Su 50€ di reddito (16,50€ di imposta), la sanzione minima è già 200€: ti conviene sempre dichiarare.
2. Usare l'aliquota del 26% invece del 33%
Molti tool e articoli non sono ancora aggiornati. Se applichi il 26% invece del 33%, sottostimi l'imposta del 7% e rischi un accertamento con sanzioni e interessi. Verifica sempre che il tool o il modello che usi sia aggiornato alla Legge 207/2024.
3. Calcolare la plusvalenza con costo base zero
Quando vendi crypto ricevute come ricompensa di staking, il costo base non è zero: è il valore in euro al momento dell'accredito. Usare costo zero significa pagare il 33% sull'intero ricavo, invece che sulla sola plusvalenza. È l'errore più costoso in assoluto.
4. Confondere staking con lending
Lo staking (33%) e il lending (26%) hanno aliquote diverse. Se usi un servizio di "earn" su un exchange che in realtà è lending e non staking, l'aliquota corretta è il 26%, non il 33%. Verifica sempre la natura del servizio che stai usando.
5. Non valorizzare le ricompense al cambio corretto
Ogni accredito di ricompensa va valorizzato al cambio euro del giorno in cui è avvenuto. Se hai 365 accrediti annuali (uno al giorno), devi usare 365 cambi diversi. Usare un cambio medio annuo non è corretto e può portare a discrepanze significative in periodi di alta volatilità.
Domande Frequenti
Le ricompense di staking crypto vanno dichiarate?
Sì, le ricompense di staking sono considerate reddito e vanno dichiarate nel Quadro RM del Modello Redditi PF. Dal 2026, l'aliquota applicabile è il 33% (Legge 207/2024). Anche se utilizzi staking su exchange italiani o piattaforme estere, l'obbligo dichiarativo spetta sempre al contribuente italiano.
In che quadro si dichiarano le ricompense di staking crypto?
Le ricompense di staking si dichiarano nel Quadro RM del Modello Redditi PF come redditi diversi di natura finanziaria. Non vanno nel Quadro RT (riservato alle plusvalenze tradizionali) né nel Quadro RL (redditi diversi non finanziari). Il codice attività da utilizzare è il 14 (cripto-attività).
Qual è l'aliquota sulle ricompense di staking nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026, l'aliquota sulle ricompense di staking è del 33%, come stabilito dalla Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025). Prima del 2026 l'aliquota era del 26%. L'aumento si applica ai redditi percepiti dal 2026 in poi, anche se lo staking è iniziato in anni precedenti.
Come si calcola il reddito di staking da dichiarare?
Il reddito di staking è dato dal valore in euro delle ricompense al momento in cui vengono accreditate. Ad esempio, se ricevi 0,5 ETH di ricompense quando ETH vale 2.000€, il reddito è 1.000€. Su questo importo si applica il 33%, pari a 330€ di imposta. Il valore va determinato al cambio euro del giorno di accredito della ricompensa.
Devo dichiarare lo staking anche se non ho venduto le crypto?
Sì. A differenza delle plusvalenze (che si realizzano solo quando vendi), le ricompense di staking sono tassate nel momento in cui vengono accreditate, indipendentemente dal fatto che tu venda o meno le crypto ricevute. Se poi in futuro vendi le ricompense accumulate e realizzi una plusvalenza, pagherai il 33% anche sulla differenza di prezzo.
Calcola le tasse e automizza il tracciamento
Ora sai come funziona la dichiarazione dello staking. Mettila in pratica: usa il nostro calcolatore per stimare l'imposta, e un tax tool automatico per tracciare ogni ricompensa senza fogli Excel manuali.
Link di affiliazione: sosteniamo il sito senza costi per te.
Articoli Correlati
Lo staking è uno dei modi più interessanti per mettere a frutto le proprie criptovalute, ma genera reddito che non può essere ignorato. La chiave è tracciare ogni ricompensa al cambio del giorno di accredito, applicare l'aliquota corretta del 33% e compilare il Quadro RM con precisione. L'errore più costoso non è pagare troppe tasse, ma non sapere quali numeri mettere nei quadri giusti. Con gli strumenti giusti e la conoscenza normativa aggiornata, la dichiarazione dello staking diventa un adempimento routine, non un incubo fiscale.
Disclaimer: questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza fiscale. La normativa fiscale sulle criptovalute è in evoluzione; consulta un commercialista per la tua situazione specifica.
Admeto Verde
Ingegnere Libero ProfessionistaDirettore Editoriale — CriptoFinanza.it
Ingegnere libero professionista con competenza in fiscalità digitale e mercati finanziari. Si occupa personalmente della creazione e revisione di tutti i contenuti su CriptoFinanza.it, garantendo accuratezza e trasparenza per gli investitori italiani.
Profilo completo dell'autore